
Dopo la cattura, sabato mattina, di “Romolo” di Silvio, arriva l’ordine di arresto anche per l’altra persona finora indagata in relazione all’omicidio di Fabio Buonamano avvenuto il 26 gennaio a Latina, un giorno dopo l’esecuzione di Massimiliano Moro e il tentato omicidio di Carmine Ciarelli.
Si tratta del 28enne Costantino Di Silvio, detto “Patatone”, ora ufficialmente latitante. Anche per lui il gip, su richiesta del pm, ha emesso un’ordinanza con l’accusa di omicidio volontario aggravato in concorso. Un testimone aveva riferito d’aver visto “Patatone” allontanarasi in auto con Buonamano poco prima che questi venisse ucciso.
I due si erano incontrati all’ospedale Goretti dove Ciarelli era stato ricoverato dopo il suo ferimento. Di lì a poco Buonamano verrà trovato cadavere: freddato a colpi di pistola per strada nel quartiere Gionchetto. Scrive il Tempo:
(…) uno degli elementi delle accuse mosse a Romolo potrebbe essere confermato a breve. Ora è possibile mettere in atto i così tanto attesi esami del dna sul 43enne, per compararlo con uno dei berretti ritrovati in via Monte Lupone dove «Bistecca» è stato ucciso il 26 gennaio. Sul posto, infatti, la Polizia aveva rinevuto due cappelli, uno della vittima e un secondo che presumono appartenga a uno dei due Di Silvio. E proprio di un cappello Romolo e la figlia parlano in conversazioni intercettate nella loro lingua e tradotte grazie alla collaborazione di un rom d’oltre provincia (…).

Si è conclusa in Francia, in Bassa Normandia, la latitanza di Ibon Gogeascoechea Arronategui, considerato il “capo militare” dell’organizzazione terrorista basca nota come ETA, acronimo di Euskadi Ta Askatasuna.
Arronategui, 45 anni, era latitante dal 1997, dopo un attentato fallito al Re Juan Carlos al Guggenheim Museum di Bilbao.
Insieme a lui sono finite in manette altre due persone, che avevano attirato l’attenzione delle autorità dopo aver affittato un’abitazione sotto false identità ed aver usato taghe false per le proprie auto.
Ad oggi, dopo 41 anni di “attività” e ben 822 morti - 341 civili e 481 militari - sono 24 i membri dell’organizzazione arrestati tra Francia, Spagna e Portogallo.
Via | BBC

Gli uomini della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Roma in collaborazione con i colleghi di Latina e Frosinone hanno arrestato questa mattina verso le 7,30 Giuseppe Di Silvio detto “Romolo”, irreperibile da qualche settimana. L’uomo era ricercato perché indagato in relazione agli omicidi verificatisi a Latina nelle scorse settimane: 3 agguati e 2 morti in 48 ore.
In particolare “Romolo” - come riporta Latina 24ore - sarebbe coinvolto nell’omicidio di Fabio Buonamano, avvenuto il 26 gennaio, un giorno dopo l’esecuzione di Massimiliano Moro e il tentato omicidio di Carmine Ciarelli. Di Silvio si nascondeva a Cassino in un appartamento del quartiere San Silvestro, storicamente abitato dalla comunità rom.
In queste ore è in corso il suo interrogatorio da parte dei capi della Mobile di Latina e Frosinone. Ancora irreperibile invece Costantino Di Silvio, “Patatone”, visto salire in auto con Buonamano poco prima che venisse ucciso. La polizia intanto sta eseguendo numerose perquisizioni domiciliari soprattutto nella zona delle case popolari, conosciuta come le “Due torri”, nei pressi dei Vigili del Fuoco.
Foto | Flickr

Gli uomini della Mobile di Brindisi e del Commissariato di Mesagne hanno arrestato Massimo Pasimeni, in passato considerato uno dei boss della Sacra Corona Unita. “Piccolo dente”, questo il soprannome dell’uomo, è accusato di estorsione aggravata, di aver taglieggiato dei commercianti e di associazione per delinquere di stampo mafioso. Tintinnar di manette anche per la moglie di Pasimeni e altre due persone accusate di aver usufruito di denaro e beni di provenienza illecita.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal gip di Lecce, Andrea Lisi, su richiesta del pm della Distrettuale antimafia salentina Giorgio Lino Bruno. Pasimeni, secondo quanto sarebbe emerso dalle indagini, avrebbe taglieggiato un negoziante e costretto un concessionario di auto a cedere veicoli usati in cambio di pagamenti occasionali molto dilazionati nel tempo.
Le autovetture sarebbero state poi messe in vendita in un autosalone intestato ad altre persone ma di proprietà - secondo gli investigatori - di Pasimeni. Nel 2002 l’uomo era stato accusato di essere tra i capi della Nuova Scu:
Erano in quattro, tutti di Mesagne, a guidare la “Nuova sacra corona libera”, organizzazione nata dalla rigenerazione della Sacra corona unita smantellata ieri, con un blitz condotto dai carabinieri (…). A capo della nuova “Sacra corona” c’ erano - secondo gli investigatori - Massimo Pasimeni, di 34 anni, Giuseppe Gagliardi, di 36, entrambi detenuti da tempo, il fratello di Giuseppe Gagliardi, Carlo, di 27 anni, che è stato rintracciato nelle ultime ore e catturato a Monfalcone (Gorizia) e Francesco Campana, di 29 anni, arrestato a Desenzano del Garda (Brescia).
Continua a leggere: Mesagne, Brindisi: arrestato Massimo Pasimeni, "Piccolo dente", boss della Scu

Tre presunti appartenenti al clan dei Casamonica - accusati di estorsione e usura con l’aggravante delle norme antimafia - sono stati arrestati nell’ambito di un’operazione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati che ha portato anche al sequestro di ville, appartamenti, terreni, palazzine, fabbricati, conti correnti e auto di lusso tra cui una Ferrari.
Beni - il cui valore complessivo stimato è di 15 milioni di euro - ritenuti nelle disponibilità dei tre presunti membri della storica famiglia nomade, divenuta ormai stanziale, la cui zona d’influenza va da Tor bella Monaca all’Anagnina, senza trascurare Frosinone dove il clan (400 componenti a Roma) divide territorio e affari con altre organizzazioni criminali.
Ma conosciamoli un po’ più da vicino i Casamonica, partendo da una dozzina di anni fa. Dall’archivio di Repubblica:
Molto chiacchierata a Roma anche la famiglia Casamonica. Un clan nomade di origine italiana: zona di influenza che va da Cinecittà al Tuscolano fino all’ Anagnina. I Casamonica, dinastia popolarissima, potevano contare su un ex campione del mondo dilettante di pugilato, il super welter Romolo Casamonica, già nazionale azzurro. Un giro di affari cominciato con il commercio dei cavalli e poi esteso ad altre attività che hanno portato diversi componenti del clan alla sbarra per rispondere, tra l’ altro di usura, droga, estorsione, truffa e altro.
Continua a leggere: Roma, clan Casamonica: tre arresti per usura ed estorsioni, sequestro beni

“Il racket delle estorsioni produce per la camorra un patrimonio di 9 miliardi di euro che vengono investiti quasi complessivamente”. Lo afferma il sostituto procuratore della Dda di Napoli Cesare Sirignano durante un seminario di formazione organizzato dalla Federazione delle Associazioni Antiracket ad Ercolano.
Le parole del magistrato, riportate da Metropolis Web, sottolineano il balzo delle denunce per estorsione in Campania:
In controtendenza la Campania è l’unica regione dove le denunce sono aumentate rispetto ad altre regioni del Sud Italia negli ultimi due anni. (…) Nel 2004/2005 c’é stato un picco delle denunce poi è seguita una discesa e nell’ultimo periodo di nuovo una risalita.
Continua a leggere: Camorra, racket delle estorsioni: impennata delle denunce in Campania
Un nuovo colpo è stato inferto nelle ultime ore al clan camorristico dei Casalesi: il boss Pasquale Giovanni Vargas, inserito nella lista dei cento latitanti ricercati più pericolosi, è stato arrestato a Giugliano, al confine tra Napoli e Caserta.
Vargas, 43 anni, è considerato il braccio destro del boss Francesco Bidognetti e suo erede: nell’ambito del processo Spartacus, che si è definitivamente concluso qualche settimana fa, è stato condannato a 12 anni di carcere.
Lui, considerato un killer ed un estorsore, operava prevalentemente tra Castel Volturno, Mondragone e Casal di Principe e, secondo quanto reso noto dalle autorità, faceva da ponte tra il latitante Michele Zagaria e le altre frange del clan.
Continua a leggere: Chi è Pasquale Giovanni Vargas, l'erede di Bidognetti arrestato a Giugliano?

Nuova ipotesi investigativa sull’omicidio di Fabio Buonamano, freddato a colpi di pistola in via Monte Lupone dopo l’esecuzione di Massimiliano Moro, nella propria abitazione, a sua volta preceduta dal tentato omicidio di Carmine Ciarelli nel quartiere Pantanaccio. Tutto in 48 ore, tra il 25 e il 26 gennaio. Gli investigatori per spiegare la due giorni di sangue di Latina si sono indirizzati nelle scorse settimane sulla pista del regolamento di conti tra pregiudicati, tra esponenti della criminalità locale, forse a causa di un debito per droga non pagato.
In relazione all’omicidio Buonamano gli indagati, irreperibili, sono Costantino Di Silvio “Patatone” e suo zio Giuseppe Di Silvio. Buonamano, secondo l’ultima ipotesi avanzata dagli investigatori non avrebbe voluto tradire l’amico Massimiliano Moro. Scrive Il Tempo:
Una delle ultime ipotesi da verificare è quella che vede Buonamano coinvolto nei fatti di sangue non in relazione ad un ruolo attivo nei precedenti episodi. Se la sua eliminazione e quella di Moro fossero davvero una riposta all’agguato di Ciarelli, sembrava plausibile già dall’inizio che nei fatti di via Pantanaccio «Bistecca» abbia avuto un ruolo marginale.
Ma secondo gli inquirenti chi ha ucciso Buonamano potrebbe aver deciso di farlo dopo aver ricevuto un rifiuto. Il 33enne latinense infatti, potrebbe essersi rifiutato di reperire una delle due armi o di far cadere in trappola l’amico Massimiliamo Moro, facendosi aprire il portone di casa. Chi lo ha ucciso potrebbe essersi sentito in qualche modo «tradito».

Si può considerare conclusa la ricerca degli esecutori materiali della strage di Duisburg, compiuta nel Ferragosto del 2007 davanti al ristorante “da Bruno”.
Sei persone, ritenute affiliate alla cosca Pelle-Vottari, furono uccise in un agguato ideato da Giovanni Strangio (qui il suo profilo), classe 1979, per vendicarsi dell’assassinio della cugina, Maria Strangio, uccisa a San Luca il giorno di Natale dell’anno precedente.
Strangio fu arrestato nel marzo scorso ad Amsterdam, mentre ieri una nuova ondata di arresti ha messo la parola fine alla ricerche degli altri responsabili della strage.
Dieci persone, tutte affiliate al clan della ‘ndrangheta Nirta-Strangio - da anni in lotta con i Pelle-Vottari in quella che è nota come la faida di San Luca - sono state arrestate nel corso di un’operazione condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria.

Duramente provata da Calciopoli - o Moggiopoli, come preferite - la vecchia signora, la Juventus, era parzialmente risorta dopo il purgatorio in B. Va detto che a livello di risultati, quest’anno, non è che si vada alla grande: l’allenatore Ciro Ferrara esonerato, i risultati che non arrivano, e pochi minuti fa, anche l’indagine in cui risultano coinvolti Blanc e Cobolli, presidente ed ex presidente dei bianconeri.
Di cosa si tratta? I finanzieri delle fiamme gialle di Torino hanno indagato per conto della Procura su provvigioni ai procuratori sportivi dei giocatori che sarebbero state messe a bilancio dalla Juventus alla voce “costi”. Una prassi comune nel mondo del pallone, a quanto spiegano gli investigatori, ma non per questo meno illecita.
Ad essere passati al setaccio sono i bilanci del 2006 e del 2007, per i quali la GdF sospetterebbe evasione per circa un milione di euro: la maggior parte dei reati commessi, sarebbe ora prescritta.