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Cinema cult

Video documentario con Albert Hoffman: LSD, The Beyond Within

pubblicato da gabriele ferraresi in: Droga e Narcotraffico Cinema cult

Aldous Huxley ne era strabiliato, e lo scrisse ne “Le porte della percezione”. Ernst Junger, premio Nobel per la letteratura, ne fece uso svariate volte, insieme ad Albert Hofmann, lo scopritore della sostanza. Timothy Leary ne diventò il profeta, e forse rovinò tutto, con i suoi atteggiamenti da Gran Sacerdote. Avrete capito: stiamo parlando di LSD. Andrea mi segnala questo documentario della BBC, intitolato “LSD, The Beyond Within”. Molto interessante. Trovate qui sopra la prima parte e le altre sono tutte in sequenza dopo il salto, un grazie a PaddyDx che si è caricato tutto sul suo canale di Youtube.

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Video vintage: l'incredibile parata della polizia in moto

pubblicato da gabriele ferraresi in: Cinema cult Foto e video

Incredibile. Una parata di poliziotti motociclisti nella Roma degli anni cinquanta. La parola giusta è “ipnotico”, guardatelo.

Scatti di Nera - Henry,Pioggia di sangue

pubblicato da Lorenzo in: Serial Killer Cinema criminale Cinema cult

Scatti di nera - Henry, Pioggia di sangue
Un corpo straziato sull'erba, Henry che si prende un caffè, due corpi in un negozio, Henry che esce tranquillo dal bar, una donna affogata nuda in un fiume, Henry ascolta la radio in macchina. E così via.

Questi sono i primi minuti di uno dei film più disturbanti, e disturbati, della storia: Henry, Pioggia di sangue, film di John Mc Naughton girato in 28 giorni e con un budget ridottissimo, ispirato alla storia vera del presunto assassino Henry Lee Lucas.

La storia è narrata con piglio documentaristico, distaccato, con poche concessioni alle logiche Hollywoodiane (tra cui una musica ossessiva ed inquietante), e con movimenti di macchina ridotti al minimo, niente effetti speciali, niente scuse, nessuna giustificazione.

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Scatti di nera - American History X

pubblicato da Lorenzo in: Gang Bande e delinquenti Cinema criminale Cinema cult

AHX

Potrà sembrare un film atipico per una rubrica di cinema criminale, ma in tempi in cui si fa un gran parlare di ronde, immigrazione e bande giovanili, American History X è una pellicola che ha molto da dire in proposito.
La storia in se è anche banale: Derek Vineyard, un nazi-skin, viene condannato per l’omicidio di un ragazzo di colore (in una delle scene più violente della storia del cinema) che, insieme ad altri, voleva entrare in casa sua. La galera gli farà capire che l’odio genera solo altri odio, quindi si impegna per impedire che suo fratello minore Danny segua le sue orme, tutto verrà vanificato dalla morte di Danny, ucciso nei bagni della scuola da un ragazzo di colore, ma la vera forza di questa pellicola non è la storia in se, ma come è raccontata.

Il film è giocato interamente sulla contrapposizione tra passato “oscuro” di Derek, raccontato in flash back non a caso in bianco e nero, ed il suo presente da “uomo nuovo” che ha pagato per le proprie colpe e che è pronto a ricominciare. La sua è la storia di tanti giovani arrabbiati pieni di paura e di dubbi che vengono sfogati attraverso la violenza, è la storia di ragazzi che vivono secondo le regole inculcate loro da “cattivi maestri” pronti ad usarli come uno strumento. E’ la storia del deterioramento progressivo dei valori civili e sociali, la famiglia su tutti, ridotta ormai covo di odio e violenza, valvola di sfogo delle più disparate frustrazioni, e non ha caso la deriva nazista di Derek, e del fratello, nasce dai discorsi razzisti del padre, più che dalla sua morte per mano di una gang di colore.

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Scatti di nera - Gli intoccabili

pubblicato da Lorenzo in: Mafia Criminalità organizzata Personaggi Cinema criminale Investigatori e detective Cinema cult

Gli intoccabili

Siamo nella Chicago degli anni ‘30: Da una parte Al Capone/De Niro che strizza l’occhio a stampa e polizia, dall’altra quattro uomini diversissimi tra loro decisi a porre fine al suo impero. Gli Intoccabili, ovvero incorruttibili; uomini tutti di un pezzo che vengono introdotti l’uno dopo l’altro in quattro scene sequenziali, Elliot Ness come uomo di famiglia, Malone, un Connery in ottima forma, come duro ma onesto “sbirro di strada”, un giovanissimo ed italoamericano Andy Garcia come uomo d’azione dalla mira infallibile e il contabile Oscar Wallace, vero pesce fuor d’acqua che per primo rimarra vittima del gioco al massacro.

Capone Foto di gruppo Capone 2 Garcia Contabile

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Scatti di nera - Il Padrino

pubblicato da Lorenzo in: Mafia Criminalità organizzata Cinema criminale Cinema cult

Don Vito

Non potevo continuare a curare questa rubrica senza parlare del Padrino, pietra miliare del cinema criminale e del cinema in senso assoluto. Per onorare come si deve questo film non basterebbero dieci articoli, ogni personaggio, ogni scena, ogni dialogo è cesellato alla perfezione in una opera che da anni rappresenta l’immaginario romantico della malavita italiana.
Sono stato molto combattuto nello scegliere quale scena premiare per il pezzo di oggi: Marlon Brando si sarebbe meritato una gallery tutta sua, il periodo siciliano di Al Pacino e la sua vendetta contro le altre famiglie non sono da meno, ma alla fine la scelta è caduta sul classico dei classici, la scena che più di tutte ha colpito l’immaginario collettivo, così tanto da venire imitata anche da qualche boss locale di Ostuni che il mese scorso ha fatto recapitare, fortunatamente non a letto, al vicesindaco una testa di cavallo.

Tradizione vuole che la scena sia un’allegoria della carriera di Sinatra, “The Voice” ha sempre intrattenuto rapporti poco chiari con la malavita, ma il cantante ha sempre rifiutato il parallelismo col personaggio di Fontaine tanto da tentare anche una causa verso la produzione della pellicola. Ma se non è stato Sinatra sarà stato sicuramente qualcun’altro… un attore donnaiolo e ghettizzato dalla star system ma con conoscenze “importanti”, basta una parola di un uomo di fiducia per convincere il produttore di turno, e se non bastano le parole…

La scena è quasi un documentario del tipico meccanismo di intimidazione mafiosa: una gentile e garbata richiesta che diventa “una offerta che non si può rifiutare” che colpisce gli affetti del ricattato non appena questo oppone resistenza. E mentre le urla del produttore si affievoliscono via via che la scena si allontana dalla sua villa, il tutto sfuma sulla faccia di Don Vito Corleone che sembra quasi dire “Beh io ti avevo avvertito…”.

La testa di Cavallo
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La testa di Cavallo 1 La testa di Cavallo 2 La testa di Cavallo 3 La testa di Cavallo La testa di Cavallo

Antologia Noir: “Quarto potere” (Citizen Kane). Gli errori

pubblicato da Vito Parisi in: Personaggi Cinema criminale Cinema cult

Ma insomma! neanche questa volta mi avete dato la soddisfazione di individuare gli errori dei quali vi avevo parlato in questo post? Eppure credevo fossero semplici… non è che il timore reverenziale per il miglior film di sempre vi ha inibiti? spero di no…Ci sono due errori, e sono legati entrambi all’altro aspetto che Welles introduce con il film: il piano sequenza.

Il primo errore lo notiamo dopo la passeggiata di Mrs Kane che si allontana dalla finestra e si dirige verso il tavolo. Dov’è la telecamera secondo voi? Proprio al posto del tavolo. La direttrice è quella. Di conseguenza il tavolo non ci può essere. Ed infatti quando Mrs Kane si siede si nota che il cilindro ondeggia leggermente. Perchè? Il tavolo è stato spostato subito dopo il passaggio della macchina da presa e prima che la donna arrivi. Un movimeno che sarebbe risultato perfetto se non fosse stato per questo piccolo particolare.

Il secondo invece lo vediamo quando Mrs Kane si alza e si dirige nuovamente verso la finestra. Evidentemente Welles stava prendendo gusto agli spostamenti, ed infatti Mrs Kane “attraversa” il tavolo. Se ci fate caso infatti lei si muove come se il tavolo non ci fosse (ed infatti è stato spostato per consentire alla macchina da presa di seguirla). Non era difficile non credete?

Scatti di nera - Donnie Brasco

pubblicato da Lorenzo in: @!#** Mafia Criminalità organizzata Cinema criminale Investigatori e detective Cinema cult

Donnie Brasco

“Che te lo dico a fare” significa… tu, stai parlando con qualcuno e gli fai “certo che Raquel Welch è proprio un gran bel pezzo di f**a, che te lo dico a fare”, oppure se non sei d’accordo che “una Lincoln è meglio di una Cadillac, che te lo dico a fare”, oppure se una cosa secondo te è buona ma tanto buona, “minchia sti peperoni… che te lo dico a fare”, ma a volte vuol anche voler dire “vai al Diavolo”: tipo uno fa all’altro “ehi Bubbie dice che hai il ca**o piccolo” e Bubbie che te lo dico a fare e a volte non significa niente, solo… che te lo dico a fare.
lefty primoincontro
Questo semplice monologo è bastato a Donnie Brasco per entrare nella storia del cinema, ma aldià di una frase che ormai risulta anche banale c’è molto di più.

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Antologia Noir: "Quarto potere" (Citizen Kane)

pubblicato da Vito Parisi in: Personaggi Cinema cult

Luci! Motore! Azione! Avete presente questa espressione vero? Bene, oggi ho intenzione di studiare con voi la prima di queste voci: le luci. Non mi limiterò ad una lezione teorica, ma ad una bella lezione pratica. Per questo ho pensato bene di andare contro tutte le regole e di prendere ad esempio uno dei film più noti (se non lo conoscete correte in videoteca e noleggiatelo) del cinema noir di tutti i tempi: Quarto potere.

Si rassicuri chi sta storcendo il naso. Lo so che quando si parla di maestri del cinema c’è sempre una sorta di timore reverenziale e si rischia di essere o troppo teneri o troppo aggressivi. Non ho intenzione di cadere in questo trabocchetto (o almeno ci provo). Perchè proprio Quarto potere allora? Perchè Welles?

La motivazione credo sia banale: ritengo che dai grandi si impari di più. Persone come Wells, Hitchcock ecc. sanno perfettamente quello che fanno. Si presentano sul set con un’idea chiara di quel che vogliono e di come ottenerlo, ciò nonostante l’imprevisto è in agguato, ed è lì che emerge il virtuoso. Di conseguenza se riusciamo a capire cosa hanno fatto e perchè possiamo carpirne i segreti.

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Scatti di nera - La città di Dio

pubblicato da Lorenzo in: Cinema criminale Cinema cult

La città di Dio 1

Buscapè, Ze Pequeno, Mane Galinha, Dadinho, non sono i nomi dei prossimi assi del pallone carioca, sono i milioni di ragazzi che ogni giorno uccidono e vengono uccisi nelle favelas brasiliane e “Ciudade de Deus - La città di Dio” parla di loro.

Tratto dal romanzo del brasiliano Paulo Lins, il film racconta la vita di una favela – la Ciudade de Deus appunto – ai margini di Rio de Janeiro, in un viaggio nel tempo che si dipana dagli anni ’60 fino agli 80, il tutto è visto attraverso gli occhi di Buscapé, undicenne locale con un speciale talento per la fotografia, e che rappresenta idealmente la figura del “fotografo d’assalto”, che insegue i suoi sogni di riscatto per sfuggire ad un esistenza segnata dal crimine e dalla corruzione.

Tra continui episodi di violenza e il patimento di una povertà devastante, il timido studente descrive così il suo mondo e quello delle feroci bande giovanili attraverso i suoi occhi e l’obiettivo della sua macchina fotografica.

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