
Uccisa nella propria abitazione con un corpo contundente con cui le è stato fracassato il cranio. Siamo a Genova, quartiere di Marassi. Da una prima ricostruzione dei fatti sarebbe morta così Sebastiana Melis, pensionata di 70 anni.
A scoprire l’omicidio, un vicino di casa della vittima: entrato in casa della donna verso le 23,00 di ieri sera l’ha trovata a terra nello studio, vestita, in un lago di sangue. Secondo gli investigatori la pensionata, una ex infermiera, potrebbe essere stata uccisa il 25 febbraio.
Sebastiana Melis quel pomeriggio aveva appuntamento con una donna cui forniva assistenza domiciliare. Non vedendola arrivare la paziente ha cercato di contattare prima lei e poi il vicino di casa, in possesso delle chiavi dell’appartamento della 70enne.

Nuovo agguato nel Napoletano, l’ennesimo: Marco Mazzocchi, agente di polizia penitenziaria presso il carcere femminile di Pozzuoli, è stato ucciso a colpi di pistola a Varcaturo, mentre si stava recando a lavoro.
A quanto pare nessuno si sarebbe accorto di nulla: a segnalare la presenza del corpo senza vita di Mazzocchi, ucciso con un colpo al petto e due al viso, sono state alcune chiamate anonime.
Poco dopo le 5.30 del mattino gli agenti del commissariato di Giugliano sono giunti sul posto, il parcheggio di un condominio di via Staffetta, ed hanno constato la morte dell’uomo.
Mazzocchi, stando alle prime rivelazioni delle autorità, era separato e padre di tre figli. Da qualche tempo viveva con sua sorella a Varcaturo.

Si torna a parlare della piccola Denise Pipitone, la bambina scomparsa da Mazara del Vallo il 1° settembre del 2004 mentre stava giocando davanti alla sua abitazione.
Durante la puntata di Chi L’Ha Visto? andata in onda ieri sera, la madre di Denise, Piera Maggio, e il suo legale, Giacomo Frazzitta, hanno denunciato che un casolare di Villagrazia di Carini, in provincia di Palermo, che potrebbe esser stato la “prigione” della bambina, non è stato posso sotto sequestro.
L’esistenza di questo casolare e i collegamenti con la piccola Denise erano emersi dopo che gli inquirenti avevano seguito le tracce telefoniche del cellulare di Anna Corona, attualmente indagata per sequestro di minorenne.
La Corona è la madre di Jessica Pulizzi, la sorellastra di Denise rinviata a giudizio pochi giorni fa per concorso in sequestro di minorenne.

Si è trattato di un’esecuzione in piena regola quella che è costata la vita, poco dopo le 23 di ieri, al 27enne Lorenz Lamia, cameriere albanese residente a Isola Scalo, in provincia di Siena.
Lamia si trovava a bordo della sua auto, stava facendo manovra per parcheggiare sotto casa, quando alcuni killer a bordo di un’altra vettura si sono avvicinati ed hanno fatto fuoco contro il giovane.
Due colpi di pistola al torace, uno alla testa: i sicari sono fuggiti, mentre Lamia è deceduto poco dopo essere stato portato dal 118 nell’ospedale di Siena.
L’istituzione di diversi posti di blocco in tutta la zona non ha portato i frutti sperati. In compenso è stata trovata l’auto utilizzata dagli assassini.

Si torna a parlare della piccola Madeleine McCann, la bambina di 3 anni di cui si sono perse le tracce a Praia da Luz nel maggio del 2007.
Mentre continua il processo per il detective Goncalo Amaral, accusato dai coniugi McCann di calunnia nei loro confronti, gli stessi McCann tornano ad implorare il Governo, chiededo di continuare le ricerche della figlia scomparsa.
I coniugi, che hanno speso più di 2 milioni di euro in investigatori privati, hanno chiesto che il loro investimento non sia vanificato: le autorità, secondo i coniugi, dovrebbero tenere in considerazione le piste intraprese dagli investigatori privati.

Pubblichiamo la rettifica del dottor Sergio Funicello, medico legale, in relazione al nostro articolo dell’11 febbraio sull’omicidio di Civita Castellana ringraziandolo per la precisazione e assicurandogli che non era nostra intenzione travisare il suo pensiero. In quell’occasione avevamo riportato la seguente frase - in merito all’omicidio di Marcella Rizzello - attribuendola al dottor Funicello:
Il quale alla domanda “perché l’hanno uccisa?” ha risposto: “Ai carabinieri un paio di dritte io le ho date. Facciano loro”.
Ed ecco la rettifica arrivataci oggi:
Per la precisione la frase detta fu “ho un paio di idee che tengo per me sia per dovere sia per rispetto verso gli attori e la vittima, ma anche verso me stesso”, con la possibilità che qualche parola o virgola sia diversa.
Foto | Flickr

È giallo a Nocera Superiore per il brutale omicidio di Santina Rizzo, 63 anni, uccisa nella propria casa in via Mercato Boario. La donna, che secondo quanto scrive la stampa locale aveva “una storia di prostituzione nella sua abitazione”, è stata colpita in varie parti del corpo con un paio di forbici trovate sulla scena del delitto ancora impregnate di sangue.
A scoprire il cadavere e a dare l’allarme ai carabinieri un nipote della donna. L’assassino, secondo i primi accertamenti, si sarebbe scagliato contro la 63enne strangolandola con un’asciugamano, poi avrebbe infierito sul corpo della donna con la lama delle forbici provocandole lesioni sia alla bocca che nel basso ventre.
La vittima è stata trovata dal nipote sul pavimento verso le 21,00 di ieri, non del tutto vestita. Nessun segno di effrazione è stato riscontrato sulla porta d’ingresso dell’abitazione: Santina Rizzo avrebbe aperto volontariamente la porta al suo carnefice che probabilmente conosceva. Un omicidio d’impeto, magari maturato al culmine di una lite, o premeditato?
Continua a leggere: Omicidio nel Salernitano: Santina Rizzo uccisa in casa a Nocera Superiore
Omicidio maturato nell’ambito della criminalità locale: è questa l’ipotesi più plausibile per spiegare la morte di Michele Dibattista, pregiudicato di 53 anni freddato da tre colpi di pistola questa mattina a Conversano, in provincia di Bari.
L’uomo stava camminando in una strada del centro insieme ad un suo amico quando un killer, col volto coperto, si è avvicinato ed ha fatto fuoco contro di lui: l’assassino si è dato subito alla fuga, così come l’amico di Dibattista, che potrebbe fornire elementi utili a fare chiarezza sulla vicenda.
Tra i precedenti della vittima c’erano estorsioni e reati legati agli stupefacenti.
Via | L’Unione Sarda

Secondo sopralluogo del Ris dei carabinieri nella casa di Marcella Rizzello, uccisa con 15 coltellate davanti alla figlia di 14 mesi il 3 febbraio.
I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche e del reparto analisi criminologiche ieri hanno cercato di ricostruire, con l’ausilio di un manichino delle stesse dimensioni della vittima, i minuti successivi all’omicidio (che per gli inquirenti non sarebbe stato premeditato), quelli cioè che vanno dalla fuga dell’assassino, o degli assassini, all’arrivo di Francesco Vincenzi, il compagno di Marcella Rizzello.
Insieme a lui era presente alla simulazione anche la sorella, la prima persona avvisata da Vincenzi dopo la scoperta del cadavere della convivente, la seconda ad arrivare sul luogo del delitto. Sotto lo sguardo del pm Renzo Petroselli e dei medici legali, ai Vincenzi sono stati fatti ripetere tutti i movimenti compiuti poco dopo le 13:30 del 3 febbraio scorso.

Proseguono le indagini sull’omicidio di Marcella Rizzello, la 30enne uccisa nella sua abitazione a Civita Castellana il 3 febbraio. Un omicidio efferato - la donna è stata uccisa con 15 coltellate, quella mortale le ha reciso la vena giugulare - avvenuto in pieno giorno davanti alla figlia di 14 mesi.
L’autopsia ha circoscritto il delitto nell’ora compresa tra le 12,15 e le 13,15. A dare l’allarme, avvisando i miltari dell’Arma, era stato il compagno della vittima, Francesco Vincenzi, 36 anni, figlio di un ufficiale dei carabinieri. Entrato in casa, aveva trovato il cadavere della donna in camera da letto immerso in un lago di sangue; di fianco la bambina che piangeva.
La donna aveva il pantalone del pigiama abbassato. Fra le gambe, scrive il Messaggero, una bottiglia di quelle che si usano per l’olio. Un macabro rituale che rinvierebbe ad un omicidio a sfondo sessuale o un tentativo di depistaggio? Di certo c’è che sulla porta e sulle finestre di casa non è stato trovato nessun segno di effrazione: molto probabilmente vittima e assassino si conoscevano.