
Le forze dell’ordine hanno fermato due persone che ieri sarebbero state a bordo del Suv che ha investito a Milano il vigile urbano Niccolò Savarino, 42 anni. Non si è trattato di un incidente, hanno ricostruito gli investigatori, il vigile è stato investito di proposito dopo essere intervenuto per fermare quell’auto che aveva poco prima ferito un anziano nomade italiano di etnia sinti.
È accaduto in Bovisa, zona Nord della città dove Savarino stava lavorando. L’auto, una Bmw serie X5 bronzo scuro, era stata trovata nella notte. La targa e il colore corrispondevano alle testimonianze rese alla polizia che aveva anche informato che dentro l’auto ci sarebbero stati due nomadi.
Gli investigatori del Reparto radiomobile di Milano erano sulle loro tracce, un paio di testimoni avevano visto l’assassino del vigile in faccia, mentre per tutta la notte sono state passate al setaccio le immagini delle videocamere di sorveglianza.
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Seguiamo la moda dei grabber, quella che unisce molti giovani di estrema destra nell’amore per l’hardcore, un’evoluzione olandese della musica techno. Indossiamo giubbotti bomber, ci rasiamo la testa, abbiamo i piercing e calziamo scarpe Nike.
A parlare, nell’aprile 2002, erano Valentina e Sara, due quindicenni arrestate con l’accusa di aver picchiato e rapinato una 13enne, colpevole, secondo loro, “di averle guardate troppo a lungo“.
Era accaduto a Crescenzago, alla periferia di Milano. La vittima se l’era cavata con una prognosi di 15 giorni, mentre per le due adolescenti non ci furono conseguenze importanti: il procedimento penale al tribunale dei Minori si era chiuso con “l’estinzione dei reati ascritti per positivo superamento del periodo messa alla prova presso i servizi sociali“.
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Ennesimo caso di violenza gratuita a danno di una coppia gay quella avvenuta durante la festa della birra di Pignataro. Due trentenni inglesi, regolarmente sposati, sono stati accerchiati da un gruppo di uomini (probabilmente romeni) e picchiati selvaggiamente.
La coppia gay, regolarmente sposata, era in vacanza nel frusinate poichè uno dei due è originaio di un paese limitrofo. I due si stavano baciando su di una panchina quando sono stati oggetto prima di invettive e poi di violenza. Gli aggressori, dopo aver rotto il setto nasale ad uno dei due, hanno fatto perdere le proprie tracce.
Nel settembre del 2009 ci siamo occupati dell’omicidio del 67enne Ekram Haque, pestato a morte a Londra, davanti alla moschea di Tooting, da tre ragazzini, due di 14 anni ed uno di 15 anni.
L’uomo era appena uscito dalla moschea quando è stato accerchiato dai tre giovani che prima hanno iniziato ad insultare per via della sua origine e della sua fede islamica, poi sono passati ai fatti, prendendolo a calci e pugni su tutto il corpo, di fronte alla nipotina di 3 anni.
Haque morì giorni dopo in ospedale, mentre i tre ragazzini furono arrestati: si scoprì che i tre avevano già pestato una coppia di anziani e, pochi minuti prima di uccidere Haque, avevano picchiato altre due persone uscita dalla moschea di Tooting.
Oggi, a Londra, si è concluso il processo che ha visto imputati due di loro, Leon Elcock e Hamza Lyzai, che ora hanno 16 e 15 anni.

Un’aggressione casuale, quella avvenuta questa mattina a Plymouth, in Inghilterra, compiuta da teppistelli - forse di più - che evidentemente non sapevano come impiegare la giornata ed hanno deciso di lanciare dell’acido in faccia ad un passante.
La vittima - le autorità inglesi hanno sottolineato che non conosceva gli aggressori - è un 45enne della zona, che si era recato ad un appuntamento di lavoro e al momento dell’aggressione stava tornando alla sua auto.
I teppistelli l’hanno avvicinato e gli hanno versato la sostanza acida in volto. Poi sono fuggiti, mentre il 45enne è riuscito a salire in auto e a guidare fino al più vicino ospedale.
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Ennesimo episodio di violenza compiuto da un gruppo di giovani per le strade di Roma. E’ accaduto ieri sera in via della Garbatella, mentre un uomo di 64 anni e sua moglie, di 49, stavano uscendo da un parcheggio con la loro automobile.
I due hanno avuto la sfortuna di incappare in un gruppo di ragazzi, anche loro in automobile, in cerca di una lite. Dall’aggressione verbale a quella fisica il passo è stato breve, come si legge su Libero:
Il gruppo si e’ scagliato contro l’uomo e poi anche contro la moglie, picchiandoli selvaggiamente, con calci e pugni. Sul posto sono accorsi i Carabinieri e l’ambulanza del 118 che hanno soccorso immediatamente i coniugi.
I due sono stati portati al pronto soccorso dell’ospedale Cto Alesini: il 64enne dovrebbero rimettersi nel giro di 25 giorni, mentre la moglie se l’è cavata con una prognosi di una settimana.
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Alla luce del recente caso di stupro di gruppo avvenuto in una scuola di Salò, mentre l’insegnante era impegnato in un’interrogazione, il presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, Antonio Marziale, ha rilasciato qualche dichiarazione sullo stato attuale della scuola:
La turpe vicenda di Salò rappresenta la punta di un iceberg intollerabile. Un docente che non si accorge di quanto stava accadendo pur essendo in classe intento ad interrogare, 12 compagni a fare da barriera per impedire la visuale all’insegnante e due di loro a perpetrare la violenza, costituiscono un quadro d’insieme paradossale, emblematico di un’istituzione incapace di attestare la propria autorevolezza e, dunque, non idonea a ricoprire il ruolo di primaria agenzia di socializzazione.
Marziale, che è anche consulente della Commissione parlamentare per l’Infanzia, ha poi aggiunto:
Stupri in classe, punizioni medievali subite da bambini piccoli ad opera di insegnanti, atti di bullismo, veicolazione di sostanze stupefacenti ed altri accadimenti similari si stanno ripetendo con alta frequenza statistica e, alla luce di ciò, è legittimo parlare di emergenza scuola. Un’emergenza che deve essere fronteggiata speditamente e con atti straordinari, orientati principalmente a ristabilire il controllo, la cui mancanza e’ resa intelligibile da milioni di video a sfondo sessuale e ‘bullistico’ girati in classe e veicolati su YouTube.
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Legato al letto, irriso e molestato. I fatti risalgono al 2006 e finora niente era trapelato dalle indagini. La vittima è un ragazzo trevigiano che all’epoca aveva 19 anni. Sei studenti, due maggiorenni e quattro minorenni - che come lui passavano le notti nell’istituto convitto maschile “Benedetto da Norcia” di Padova - avevano deciso di “festeggiare” l’imminente fine dell’anno scolastico con una sorta di “burba day”: una giornata per sbeffeggiare i compagni di scuola considerati più deboli.
E così la sera del 6 giugno 2006 mettono in pratica il loro piano: prima immobilizzano il 19enne con del nastro adesivo al letto; poi, per deridere la simpatia che il ragazzo avrebbe avuto per l’estrema destra, scrivono sulla sua pancia, “Achtung maiale ebreo”. Infine avrebbero tentato di abusare sessualmente di lui con una banana. Il tutto naturalmente viene ripreso con un telefonino. Scrive il Gazzettino:
In sei, due maggiorenni e quattro minorenni (tutti veneziani: sono di Chioggia, Sottomarina, Mestre e Jesolo), lo hanno bloccato nel suo letto. Lui, simpatizzante di estrema destra, doveva essere “punito” in vista della fine della scuola. Prima la scritta, poi la violenza. Ad agire i due maggiorenni, gli altri pronti a intervenire. Il primo, trevigiano, si è seduto sulla schiena della vittima. Il secondo, veneziano, ha preso una banana a cui era stato infilato un preservativo e ha tentato di abusare del giovane.
Solo il caso ha voluto che l’azione venisse bloccata dall’arrivo di un educatore. I fatti sono stati riferiti al responsabile del convitto, gestito dall’istituto agrario “Duca degli Abruzzi” di Padova, e i responsabili sono stati sospesi. Ma il 13 giugno 2006, la settimana successiva, la vittima è ritornata a casa e ha sporto denuncia. Da quel momento la Procura di Treviso ha iniziato le indagini, poi trasferite per competenza territoriale a quella di Padova, che ha attivato anche il Tribunale dei Minori.
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Un 17enne di origine rom è stato arrestato dalla Squadra Mobile della Questura di Roma con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione, a cui avrebbe collaborato anche un suo amico, non ancora identificato.
I due, evidentemente in cerca di denaro e di qualche brivido, hanno sequestrato e tenuto in ostaggio per un’ora tre ragazzi romani, di cui uno minorenne.
E’ accaduto nel quartiere Centocelle: i due rom, armati di coltello, hanno costretto i tre giovani a salire sulla loro auto e li hanno portati in giro per il quartiere, obbligandoli ad effettuare un prelievo ad un bancomat.
Poi, non soddisfatti, hanno fatto chiamare il genitore di uno dei tre chiedendo un riscatto: il familiare ha raggiunto il luogo dell’incontro ed ha portato gioielli e denaro ai due rom. Ma poi ha anche sporto denuncia.
Continua a leggere: Roma: due giovani rom sequestrano, minacciano e rapinano tre ragazzi romani
“Eccolo è lui, è quello che ci ha aggrediti la settimana scorsa, prendiamolo e gonfiamolo” hanno sentito urlare ieri i passanti di piazza Euclide, in piena zona Parioli. Subito dopo calci, urla e spintoni.
L’aggressione è scoppiata così tra un gruppo di 7 ragazzi originari di Capoverde, tutti incensurati e con un lavoro, e due ragazzi italiani. Uno di loro, Manfredi, è il figlio del sindaco di Roma Gianni Alemanno.
I due italiani hanno tentato di difendersi, poi sono riusciti a rifugiarsi nel bar Thomas da dove hanno chiamato le forze dell’ordine che nel frattempo erano state già allertate da alcuni passanti.
Il bilancio è stato lieve. Spavento e qualche contusione per i due ragazzi. Dalle prime dichiarazioni sembra che tutto sia natto da un malinteso. Gli aggressori infatti avevano scambiato i due italiani per altre persone che, la settimana precedente, li avevano aggrediti.
La versione è stata confermata da ambo le parti e per questo motivo sia Isabella Rauti, mamma di Manfredi, che la madre dell’altro ragazzo coinvolto, hanno deciso di non sporgere denuncia.