
Si torna a parlare del caso Emanuela Orlandi, figlia di un funzionario vaticano, sparita nel nulla il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni.
A dare una nuova svolta alle indagini sono state le dichiarazioni della superteste Sabrina Minardi, ex compagna del capo della banda della Magliana Enrico “Renatino” De Pedis.
E’ stata lei a fare il nome di Sergio Virtù, 49 anni, indicato come autista di De Pedis e come la persona che quel 22 giugno scortò Emanuela Orlandi a Torvajanica.
Virtù, arrestato per altri reati e attualmente rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, da ieri è indagato da ieri per i reati di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona.
Continua a leggere: Caso Orlandi: indagato Sergio Virtù, presunto autista di Enrico De Pedis

Anche quest’anno Forbes ha stilato la classifica degli uomini più ricchi del mondo e tra i tanti nomi, figura ancora una volta il narcotrafficante Joaquin “El Chapo” Guzman Loera, boss del cartello di Sinaloa.
Il suo patrimonio personale è ancora stimato in circa un miliardo di dollari, ma quest’anno il boss è sceso dalla posizione 701 alla 937.
Ecco cosa scrive Forbes di lui:
Un criminale che ha fatto la sua fortuna illegalmente e violentemente e che è diventato un simbolo delle mortali drug wars messicane. L’uomo più ricercato del Messico è a capo del Cartello di Sinaloa, uno dei più grandi fornitori di cocaina per gli Stati Uniti.

Altro colpo alle cosche catanesi. Gli uomini della Squadra Mobile hanno arrestato ieri pomeriggio il latitante Sebastiano Lo Giudice, 33 anni, ritenuto “ai vertici” della cosca dei Carateddi, legata al clan Cappello. Nei suoi confronti pendeva un ordine di carcerazione per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.
L’uomo è stato sorpreso insieme ad altre 5 persone, arrestate per favoreggiamento aggravato, in una stalla nel quartiere S. Cristoforo, tra il Cortile delle Carrozze e quello di Porto Motta. Secondo gli investigatori al momento dell’irruzione era in corso un summit mafioso.
Le indagini, condotte dalla Mobile della Questura di Catania, sono state coordinate dal procuratore D’Agata e dai sostituti della Direzione distrettuale antimafia etnea Pacifico e Testa. Nel blitz sono stati sequestrati dieci chilogrammi di marijuana, nascosti in un cortile, e una pistola calibro 9×21. Sicilia Informazioni scrive:
Lo Giudice era ricercato dal 24 ottobre del 2009 quando sfuggì all’operazione Revenge contro la cosca Cappello. Nei suoi confronti era pendente un ordine di carcerazione per associazione mafiosa e traffico di sostanze stupefacenti. Secondo la Procura di Catania avrebbe potuto avere un ruolo importante nella faida mafiosa esplosa a metà del 2008 a Catania. Secondo la squadra mobile di Catania, alla mire espansionistiche di Lo Giudice sarebbero infatti da attribuire le tensioni che si sono innescate prima con la cosca Sciuto-Tigna e poi con Cosa nostra, capeggiata dalle storiche ‘famiglie’ Santapaola e Laudani.

Non sarà certamente questo a metter fine all’impero dei signori della droga messicani, ma è sicuramente un inizio. O no?
Il Governo statunitense ha notevolmente intensificato i controlli sul confine e nel corso degli ultimi 18 mesi sono stati sequestrati beni e denaro per un valore complessivo di 44 milioni di dollari.
La cifra è altissima, se si considera che nei quattri anni precedenti si era arrivati a 43,6 milioni. Ora è sempre più difficile portare denaro illegale, armi o droga al di fuori degli Stati Uniti.
E’ vero che controlli approfonditi sulle automobili dirette in Messico vengono effettuati a campione, ma è anche vero che tutti gli automobilisti sono invitati a rallentare e permettere ai controllori di guardare velocemente all’interno dei veicoli e di fare domande.

Raffaele Cutolo voleva pentirsi. Erano state già avviate le procedure per organizzare il servizio di protezione ma poi all’ultimo momento l’ex superboss e fondatore della NCO ci ripensò. Riporta Metropolis Web:
“Le mie donne mi hanno detto di non pentirmi”, disse allora il professore della Nco, “in realtà Cutolo ebbe pressione da parte dei servizi segreti”. A raccontarlo è il procuratore capo della Repubblica di Salerno, Franco Roberti. Allora, il pm efra magistrato in servizio alla Dda di Napoli. Era quasi riuscito nell’impresa più ardua degli ultimi trent’anni, far parlare il boss che fondò una delle organizzazioni criminali più potenti della storia del Mezzogiorno. Cutolo, secondo il racconto che Roberti affida alla stampa questa mattina, era pronto a vuotare il sacco, partendo dalle trattative per la liberazione di Aldo Moro.
L’impresa stava riuscendo grazie anche al lavoro del pubblico ministero Alfredo Greco, al quale il superboss aveva sussurrato: “Dottore, da dove dobbiamo cominciare?”. In quei giorni, Cutolo è formalmente indagato per la morte di Salvatore Alfieri, fratello del boss Carmine. E’ recluso nel carcere di Belluno, ma per i primi colloqui è stato trasferito nel penitenziario di Carinola. Non basta, per ascoltare i segreti e gli orrori della cruenta faida degli anni Ottanta si decide che è meglio trasferire il professore di Ottaviano in una struttura militare nel salernitano. Il viaggio è già programmato, ma poche ore prima Cutolo torna sui suoi passi. “Non voglio più collaborare”.
Il Pm Greco parte alla volta del carcere di Carinola, viene seguito da un’auto e una moto di grossa cilindrata e capisce che qualcosa non va. Arriva nel penitenziario, ma prima di lui sono arrivati decine di uomini funzionari del ministero.

Parliamo spesso delle drug wars messicane e dei vari cartelli protagonisti di queste storiche rivalità. Ora il Ministero Degli Interni del Messico ha rilasciato qualche cifra che ci fa ben comprendere l’entità di queste organizzazione.
Tra il dicembre del 2006 e il febbraio 2009 sono stati arrestati ben 10.417 tra capi, sicari, alleati e collaboratori dei Los Zetas, il potente gruppo paramilitare alleato con il Cartello del Golfo fino a poco tempo fa.
Molto colpita anche quest’ultima organizzazione, storicamente capitanata da Osiel Cárdenas Guillén, condannato pochi giorni fa a 25 anni di carcere: 9mila arresti nel corso dello stesso periodo.
Continua a leggere: Messico drug wars: oltre 10mila Los Zetas arrestati negli ultimi anni

Si è conclusa in Francia, in Bassa Normandia, la latitanza di Ibon Gogeascoechea Arronategui, considerato il “capo militare” dell’organizzazione terrorista basca nota come ETA, acronimo di Euskadi Ta Askatasuna.
Arronategui, 45 anni, era latitante dal 1997, dopo un attentato fallito al Re Juan Carlos al Guggenheim Museum di Bilbao.
Insieme a lui sono finite in manette altre due persone, che avevano attirato l’attenzione delle autorità dopo aver affittato un’abitazione sotto false identità ed aver usato taghe false per le proprie auto.
Ad oggi, dopo 41 anni di “attività” e ben 822 morti - 341 civili e 481 militari - sono 24 i membri dell’organizzazione arrestati tra Francia, Spagna e Portogallo.
Via | BBC

E’ ufficialmente scattato lo stato di allerta a Reynosa, nello stato messicano di Tamaulipas, che nelle ultime ore è stata il teatro di un violentissimo scontro tra i narcotrafficanti del Cartello del Golfo e il gruppo armato dei Los Zetas.
La guerra è scoppiata tra lo stato del Nuevo Leon e Tamaulipas, ma la città più colpita è stata proprio Reynosa, dove è stato temporaneamente chiuso anche il consolato statunitense.
Almeno 18 civili e un poliziotto sono rimasti uccisi negli scontri, ma la conta delle vittime potrebbe salire ancora.
Le autorità locali hanno assicurato una completa copertura mediatica, in modo da tenere informata la popolazione e tutte quelle persone che hanno intenzione di mettersi in viaggio verso Reynosa.
Un nuovo colpo è stato inferto nelle ultime ore al clan camorristico dei Casalesi: il boss Pasquale Giovanni Vargas, inserito nella lista dei cento latitanti ricercati più pericolosi, è stato arrestato a Giugliano, al confine tra Napoli e Caserta.
Vargas, 43 anni, è considerato il braccio destro del boss Francesco Bidognetti e suo erede: nell’ambito del processo Spartacus, che si è definitivamente concluso qualche settimana fa, è stato condannato a 12 anni di carcere.
Lui, considerato un killer ed un estorsore, operava prevalentemente tra Castel Volturno, Mondragone e Casal di Principe e, secondo quanto reso noto dalle autorità, faceva da ponte tra il latitante Michele Zagaria e le altre frange del clan.
Continua a leggere: Chi è Pasquale Giovanni Vargas, l'erede di Bidognetti arrestato a Giugliano?

Nuovo importante arresto nell’ambito delle drug war messicane: ieri le autorità di Guadalajara hanno fermato Rogaciano Alba Álvarez, conosciuto come “El Roga“, figura collegata all’organizzazione criminale La Familia e al cartello di Sinaloa.
Alba Alvarez, 55 anni, è originario di Petatlan, nello stato messicano di Guerrero ed è ritenuto il principale responsabile del traffico di droga locale e del disboscamento dell’area.
La sua attività è iniziata quando aveva 19 anni: in pochi anni riuscì a prendere il controllo della locale associazione di bestiame e il suo potere crebbe velocemente, tanto che dal 1993 al 1996 viene eletto sindaco di Petatlan.
In quegli anni di leadership Alvarez stringe legami col cartello di Sinaloa e diventa amico dei supo principali leader, Ismael Zambada e Arturo Beltran Leyva, coi quali si divide il traffico di oppio, marijuana e cocaina della regione.