
Quattro ragazzini di età compresa tra i 15 e i 18 anni sono stati fermati dalla polizia municipale di Albenga, in provincia di Savona, e denunciati con l’accusa di odio razziale ed utilizzo di armi improprie.
Si divertivano, stando a quanto accertato dai militari, e sparare con fucili ad aria compressa alle prostitute e agli stranieri che frequentavano l’Aurelia tra Ceriale e Albenga nel tentativo, dicono loro, di allontanarli dalla zona.
Lo facevano da tempo, soprattutto di notte, ma alla fine sono stati identificati: i minorenni, originari di Boissano e Loano, sono stati denunciati alla Procura dei minori di Genova, mentre l’unico maggiorenne del gruppo è stato segnalato alla procura di Savona
Nessuno, si apprende, è rimasto ferito nel corso dei loro “raid”.
Foto | ©TMNews

Colpo alla banda di motociclisti Outlaws: 12 le misure restrittive notificate questa mattina tra Verona, Mantova, Reggio Emilia, Pistoia e Piacenza. Sette persone sono finite in carcere, tre ai domiciliari, per altre due è stato disposto l’obbligo di dimora.
Le accuse sono associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di rapina aggravata, lesioni aggravate, minacce, violenza privata, incendio, detenzione e porto di armi improprie, da fuoco e da taglio (coltelli, pugnali, balestre); armi sequestrate durante le perquisizioni di stamattina.
L’operazione è stata eseguita dalla Squadra mobile di Genova, le indagini erano partire dopo alcune aggressioni e rapine tra Outlaws e bande motociclistiche rivali: gli Hell’s Angels e i Red Devils. Nel giugno del 2011 gli investigatori hanno anche sventato un regolamento di conti tra Hell’s e Outlaws: si erano dati appuntamento in corso Italia, nel centro di Genova.
A gennaio del 2009 era stato il Servizio Centrale Operativo della Polizia in collaborazione con l’Europol ad evitare che 300 Hell’s Angels si scontrassero con gli Outlaws al Motor Bike Expo di Verona.
Foto | Flickr

Oltre trenta cittadini cinesi sono finiti in manette in queste ore nel corso di un’operazione condotta dai carabinieri del comando provinciale di Milano nelle province di Cremona, Torino, Genova, Frosinone, Teramo e, ovviamente, Milano.
Facevano tutti parte di diverse gang criminali che si contendevano il controllo della città di Milano limitatamente alla comunità cinese, dallo spaccio di droga all’interno delle discoteche fino allo sfruttamento della prostituzione.
Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni e rapine nei confronti di commercianti della comunità cinese, allo sfruttamento della prostituzione, al gioco d’azzardo e allo spaccio di ecstasy e ketamina. Maggiori dettagli saranno resi noti nel corso delle prossime ore.
Via | Genova24
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“Sono vecchio. Non voglio morire in carcere“. Queste le prime parole pronunciate da Enrico Nicoletti, 75 anni, subito dopo che i militari l’hanno raggiunto presso la sua abitazione di Tor Vergata a Roma e l’hanno condotto in carcere.
Lui, ex cassiere della Banda della Magliana, è stato raggiunto da un ordine di carcerazione per pene residue legale a condanne per usura, estorsione e rapine. Deve scontare 6 anni e sei mesi di reclusione.
Subito dopo l’arrivo dei militari ha accusato un malore ed è stato trasportato in ospedale per accertamenti. Nulla di grave: è stato dimesso poche ore dopo e condotto nel carcere romano di Rebibbia.
Continua a leggere: Banda della Magliana: torna in carcere l'ex cassiere Enrico Nicoletti

Tempo fa abbiamo ripercorso la storia dei grandi cartelli della droga che per anni si sono contesi il dominio del territorio Messicano. Una guerra vera e propria che ha fatto decine di migliaia di vittime e, allo stesso tempo, ha portato all’annientamento di quelli che un tempo erano i cartelli più pericolosi.
Da tempo a contendersi il dominio erano rimasti i due gruppi di narcos più potenti: i Los Zetas e il cartello di Sinaloa, capitanato da Joaquin “El Chapo” Guzman, considerato da Forbes uno degli uomini più ricchi del mondo.
Ora i Los Zetas, stando all’ultimo rapporto di un’agenzia di sicurezza Stratfor, sono riusciti a superare il gruppo rivale e sono diventati il cartello della droga più potente del Messico, attivo in ben 17 Stati. I rivali, invece, continuano a controllare i restanti 16, anche se è lecito aspettarsi che gli Zetas cercheranno di estendere ulteriormente il loro dominio.
Continua a leggere: Messico drug war: i Los Zetas sono il cartello più potente

La guerra tra narcotrafficanti, in Messico, non si combatte solo per le strade del Paese. E’ di poche ore fa la notizia che due gruppi di narcos detenuti nello stesso carcere - ovviamente in due sezioni diverse e ben separate - sono riusciti ad incontrarsi ed hanno ingaggiato una lotta all’ultimo sangue che si è conclusa con ben 31 omicidi ed almeno 13 persone ferite.
E’ accaduto nel penitenziario Santa Amalia di Altamira, nello stato di Tamaulipas. Lì, tra i circa 3 mila detenuti, ci sono alcuni membri del Cartello del Golfo ed alcuni appartenenti al gruppo paramilitare dei Los Zetas: ed è proprio tra questi cartelli rivali che si è originato lo scontro.
Utilizzando armi improvvisate, le due gang hanno compiuto una strage, l’ennesima degli ultimi mesi. Ad ottobre, in un altro carcere, due risse scoppiate in carcere tra membri di gang di narcos rivali si erano concluse con ventisette omicidi e quasi 30 feriti.
Via | Vanguardia e BBC Mundo

Tredici presunti componenti di una banda di rapinatori, formata dai cosiddetti giostrai, sono stati arrestati oggi dalla polizia, con le accuse di associazione a delinquere finalizzata a rapine e furti, ricettazione e porto abusivo di arma.
Le indagini erano iniziate ad agosto del 2010 dopo una rapina in una gioielleria nel centro di Jesolo Lido (Venezia), con pestaggio del titolare. Bottino 450mila euro. La banda si muoveva secondo le indagini tra Toscana e Veneto e sarebbero stati 22 in tutto i colpi messi a segno.
Tra gli arrestati, alcuni dei quali legati da parentela, ci sono anche tre donne:
a loro era affidato il ruolo di ‘pizzini umani’, dal momento che gli indagati non comunicavano mai al telefono tra di loro. Inoltre erano loro che si occupavano di mettere al sicuro i proventi delle rapine, su conti correnti bancari o postali, sequestrati nel corso dell’operazione dalla polizia.
Foto | Flickr

Suo fratello era il boss della Banda della Magliana Franco Giuseppucci, detto “Er Negro”, ucciso in un agguato in piazza San Cosimato, a Trastevere, nel 1980. Lui, Augusto Giuseppucci, aveva scelto una carriera simile, quella di criminale.
Il 57enne è stato arrestato ieri a Roma, nel quartiere Monteverde, con l’accusa di detenzione di droga ai fini di spaccio e violazione degli obblighi della sorveglianza speciale: è stato sorpreso, durante una lite in famiglia, con decine di dosi di hashish e un bilancino di precisione.
Al possesso degli stupefacenti è stata aggiunta la violazione degli obblighi della sorveglianza speciale a cui era stato sottoposto per pregressi reati: fino al 2008, infatti, è stato il membro della banda di rapinatori conosciuta come “i sette uomini d’oro“, i cui componenti si travestivano da postini e rapinavano banche.
Via | Roma Capitale News

E’ un vero e proprio arsenale quello sequestrato ieri nella Capitale dai militari della compagnia Casilina nelle abitazioni di due pregiudicati romani di 48 e 20 anni, entrambi finiti in manette.
Si tratta, per la precisione, di 16 pistole, 3 mitragliatori, una mitragliatrice, un fucile a pompa, silenziatori, oltre 2.500 munizioni, un’auto e due moto rubate, uniformi utilizzate dalle forze dell’ordine, distintivi, radio ricetrasmittenti, due parrucche, una paletta, cinque giubbotti antiproiettile, alcuni cinturoni con fondina, quattro caschi da motociclista e diversi accessori per coprire il volto oltre a modesti quantitativi di cocaina, eroina e hashish.
Non è ancora chiaro se le due persone arrestate volessero utilizzare l’arsenale, al momento sottoposto ad accertamenti tecnici, per rapine a portavalori o in agguati legati alla criminalità organizzata.

Duro colpo ai Los Zetas, il gruppo di narcos più potente del Messico, da anni figura chiave nella guerra tra bande che sta dilaniando il Paese. Uno dei suoi fondatori, Raul Lucio Hernandez Lechuga, è stato catturato lunedì a Córdoba, in Messico, dagli agenti della marina militare.
L’uomo, conosciuto anche come “El Lucky” e “Z-16“, era uno dei 37 latitanti più ricercati del Messico, capace di coordinare le operazioni degli Zetas in oltre dieci stati del Paese (Hidalgo, Queretaro, Mexico, Puebla, Oaxaca, Veracruz, Tabasco, Quintana Roo, Campeche e San Luis Potosi) e responsabile di un numero imprecisato di omicidi.
Lechuga è considerato il numero tre dei Los Zetas, dopo i leader attuali Heriberto Lazcano Lazcano e Miguel Treviño Morales, entrambi ancora latitanti. Sul luogo del raid i marines hanno recuperato un vero e proprio arsenale: 133 fucili, 5 lanciagranate, 29 granate e 36 pistole.
Via | The Washington Post