
Due giorni fa ha ammesso di aver violentato per anni la figliastra, di aver abusato del fratello di lei e della figlia naturale. Ieri la corte di Coblenza, in Renania-Palatinato, lo ha condannato a 14 anni e mezzo di reclusione ed è finito in carcere. Si chiama Detlef S., 48 anni, ex camionista, ribattezzato il Joseph Fritzl tedesco.
A febbraio l’uomo si era assunto la paternità degli otto figli avuti dalla figliastra, uno è morto, ma aveva negato le violenze sulla ragazza, che oggi ha 28 anni, parlando di rapporti consenzienti. Lunedì però davanti ai giudici è crollato.
In lacrime ha confessato venti anni (dal 1987 al 2010) di abusi e violenze: 162 gli episodi contestati, a partire da quando i figli erano poco più che bambini. Picchiati con il battipanni, con una cinta usata come frusta, presi a pugni.
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Dopo le dichiarazioni di alcuni giorni fa, torniamo a parlare di Josef Fritzl, il mostro di Amstetten che tenne la figlia Elizabeth prigioniera in cantina per 24 anni, violentandola ripetutamente e costringendola a dare alla luce ben 7 figli.
Nuove rivelazioni, che non cambieranno in alcun modo la situazione del 75enne, sono state fatte dal 19enne Patrick Jakob, che ha trascorso tre mesi in carcere con Josef Fritzl, prima che quest’ultimo fosse condannato.
Il 19enne, arrestato per aver provocato un incendio, in quei mesi raccolse le confessioni del mostro di Amstetten ed ora, a distanza di tempo, le ha rivelate alla stampa.
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Bild, uno dei principali quotidiani tedeschi, è riuscito ad intervistare Josef Fritzl, il mostro di Amstetten che tenne la figlia Elizabeth prigioniera in cantina per 24 anni, violentandola ripetutamente e costringendola a dare alla luce ben 7 figli.
Il 75enne, condannato all’ergastolo nel marzo dello scorso anno, si trova rinchiuso a Stein, la prigione più sorvegliata dell’intera Austria. E’ tenuto in isolamento e controllato costantemente da due secondini.
Fritzl, riporta il quotidiano, si trova in una cella di 11 metri circa, si sveglia ogni mattina alle 5.30, fa attività fisica sulla cyclette, guarda la tv e fa una passeggiata nel cortile del carcere, ovviamente senza gli altri detenuti.
Coltiva i peperoni e i pomodori e non parla dei crimini da lui commessi. Da quando è detenuto, Fritzl ha scritto ben otto lettere a sua moglie Rosemarie, 55 anni, che però non ha mai risposto.
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L’ha tenuta prigioniera in cantina per anni, senza farle mai vedere la luce del sole, l’ha violentata infinite volte, l’ha messa incinta ed ha tenuto sequestrati due dei figli nati da quei rapporti. E ora, come se non bastasse, chiede anche dei soldi.
Stiamo parlando del mostro di Amstetten Josef Fritzl, condannato all’ergastolo nel marzo dello scorso anno, pena da scontare in un istituto psichiatrico.
La BBC ha rivelato che da circa 11 mesi, Fritzl scrive alla figlia Elisabeth chiedendole soldi: circa 3000 euro al mese per poter “studiare da avvocato e potersi così difendere da solo“.
Ogni due settimane Elisabeth si vede recapitare lettere da parte dell’uomo che sta cercando di dimenticare. Lei, come è facile immaginare, continua ad ignorare le missive.

Breve aggiornamento su Josef Fritzl, il mostro di Amstetten, che come saprete sta scontando la sua condanna a vita nella prigione di Stein, poco distante da Vienna, dove è stato trasferito circa cinque settimane fa.
La stampa europea si è informata sulle sue condizioni di salute e dalle ricerche effettuate è emerso che il terribile Fritzl ha cominciato a manifestare i primi segni di demenza senile.
Se ne sta seduto nella sua cella, fissa il muro e passa delle ore a guardare le sbarre alla finestra. Ogni tanto si mette a scrivere qualche riga del fantomatico libro di memorie che non potrà mai essere pubblicato per ordine del giudice.
Al momento non è stata ancora trovata una collocazione definitiva per lui: i test psichiatrici continuano nella speranza di trovare il posto adatto dove confinarlo per il resto dei suoi giorni.
Ha suscitato non poche polemiche in Inghilterra la scelta di alcuni punti vendita delle catene WH Smith e Tesco di esporre nella Top 50 dei libri consigliati per la festa del papà anche il volume The Crimes of Josef Fritzl: Uncovering the Truth, scritto da Stefanie Marsh e Bojan Pancevski, che hanno riperso la storia del mostro di Amstetten e i 24 anni di prigionia della figlia Elizabeth.
“Sono impazziti? E’ probabilmente uno dei peggiori padri del mondo. Quello che ha fatto a quei bambini è stato terribile“, è solo una delle tante proteste mosse dai consumatori, indignati di fronte ad una scelta di così cattivo gusto.
I responsabili dei punti vendita che hanno commesso l’errore hanno già chiesto scusa pubblicamente ed eliminato il libro dalle vetrine.
Via | Telegraph

Si chiama Armando Lucero, 67 anni, e il suo caso ha sconvolto in queste ore la cittadina argentina di Mendoza, ai piedi delle Ande, così come il mostro Josef Fritzl aveva fatto in Austria e, più recentemente, il 68enne Arcebio Alvarez aveva fatto in Colombia.
Lucero ha iniziato ad abusare di sua figlia quando aveva appena 8 anni e, senza averla privata della libertà, l’ha sottoposta ad atroci violenze fisiche e psicologiche. La prima volta che la vittima è rimasta incinta è stato quando aveva 15 anni e la cosa si è ripetuta con una certa frequenza.
Da quella relazione incestuosa sono nati 7 bambini - che ora hanno da 19 e 2 anni - che hanno continuato a vivere insieme alla sorella-madre, al padre-nonno, la sua nuova compagna e sua madre.
I vicini di casa si erano più volte insospettiti circa le dinamiche familiari dei Lucero ed avevano anche segnalato la cosa alle autorità, che però non sono intervenute fino a quando è stata la vittima in persona a denunciare gli abusi.
Sta facendo scalpore anche la denuncia del fratello della vittima, che è fuggito di casa appena ha potuto: “Quell’uomo ha stuprato mia sorella da quando aveva otto anni e nessuno ha detto nulla. Lei era terrificata, lui la dominava psicologicamente, ora che ha 35 anni si comporta ancora come se ne avesse 12. Passava le intere giornate davanti al televisore e dormiva da sola su un materasso in cucina“.

Si chiama Arcebio Alvarez, 68 anni, e il suo caso sta sconvolgendo la Colombia, così come il mostro Josef Fritzl aveva fatto in Austria.
Gli abusi del padre-orco, un contadino colombiano, sono iniziati quando sua figlia aveva appena 9 anni e sono continuati fino a qualche mese fa, per oltre vent’anni.
La vittima, Alba Nidia, ora 32enne, ha trovato il coraggio di denunciare tutto proprio dopo aver letto di Elizabeth Fritzl e di quello che era stata costretta a subire dal padre-orco ora condannato all’ergastolo. A convincerla a parlare, però, è stato anche un tentativo di violenza da padre di Alvarez su una delle sue figlie-nipoti, di 11 anni.
Ventiquattro anni di abusi che hanno portato a ben 14 gravidanze - la prima a 13 anni - di cui solo 8 andate a buon fine: 3 ragazzi e cinque ragazze, tutti di età compresa tra 1 e 19 anni.
L’uomo, che la stampa ha già soprannominato il mostro di Mariquita, è stato arrestato il mese scorso e rilasciato poco dopo per via della sua età, 68 anni.

Ne avevamo scritto la settimana scorsa, della Amstetten sotto la mole, dove un altro padre orco dopo Joseph Fritzl, aveva segregato e violentato per decenni la propria figlia. Ora si sa qualcosa di più:
“A 16 anni - ha raccontato - è stato però mio fratello Giuseppe a togliermi la verginità”. Al termine di una giornata drammatica e dopo una settimana confusa, si chiarisce l’inferno della famiglia della Falchera. Lucia ha spiegato di essere stata “la schiava di casa da quando avevo 9 anni”. Prima oggetto delle attenzioni del papà, secondo la procura percepito “come una specie di marito”. Poi finita a consolarsi tra le braccia del fratello Michele “diventato una sorta di amante”. Infine in balìa sia del padre che del fratello, durante le fughe da casa, che se la contendevano “come si può litigare per una puttana”
eppure sembra che le affinità tra il mostro austriaco Fritzl e quello della barriera di Milano, siano meno di quanto si possa credere:
“Perché - dice il procuratore Forno - questo è solo un caso ordinario di incesto. Niente di eccezionale, come decine di cui nessuno parla. E la gente deve sapere che, senza le intercettazioni, non potrei nemmeno dormire tranquillo”. Il padre di Torino rischia da un minimo di tre a un massimo di 20 anni, come suo figlio Giuseppe. Ammesso che Lucia e Noemi, “schiave da bambine”, come dicono madre e fratelli non si siano fatte distruggere “perché alla fine ci stavano”
Vi terremo aggiornati.

In attesa di scrivere e pubblicare un libro, il mostro di Amstetten Joseph Fritzl un paio di giorni fa ha rilasciato la sua prima intervista alla rivista austriaca News, che si è aggiudicato l’esclusiva per una somma che non è stata resa nota, ma che è stata versata alle vittime della vicenda.
Fritzl - condannato meno di dieci giorni fa all’ergastolo stupro, incesto, omicidio volontario e colposo, segregazione e riduzione in schiavitù - nel corso della lunga intervista ha ripercorso l’intera vicenda che lo ha visto protagonista e carnefice, spiegando di come avesse cercato di “rendere la cantina il più confortevole possibile per la mia seconda famiglia“.
“Nel corso degli anni si è stabilito un profondo legame tra me e mia figlia. L’averla vista in aula, durante l’udienza, mi ha completamente mortificato, riuscivo a malapena ad ascoltatare la sua testimonianza ed ho desiderato la pena più severa, fino alla fine“.
E ancora, “non merito altro, non merito indulgenza. Ho capito subito che dovevo confessare tutto e smettere di nascondere la verità. Finalmente ho capito le atroci sofferenze che ho provocato alla mia famiglia. Nonostante questo non ho alcuna intenzione di suicidarmi, desidero solo scrivere un libro compassionevole: non per il pubblico, solo per lei, per spiegarle perchè ho agito in quel modo orribile. Desidero solo che le mie vittime mi dimentico e dimentichino anche l’atroce esperienza a cui li ho sottoposti“.