
La Guardia di Finanza oggi ha confiscato beni mobili e immobili per 330 milioni di euro a Gioacchino Campolo, imprenditore reggino di 73 anni, detto il “re dei videopoker”. Il provvedimento di confisca è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria.
Il collegio giudicante su richiesta del Procuratore della Repubblica, l’8 maggio ha sottoposto Campolo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale disponendo l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per 4 anni.
Tra i beni oggetto di confisca il patrimonio di una ditta, due società e 260 beni immobili in appartamenti (tra cui uno a Parigi, in Rue Saint Honoré) terreni e magazzini. Campolo è stato condannato in primo grado a 18 anni di reclusione a gennaio dell’anno scorso.
Era accusato di estorsione aggravata dalle modalità mafiose ai danni di imprenditori reggini ai quali il re dei videopoker avrebbe imposto di usare le proprie macchinette.
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Giuseppe Toia, imprenditore di 39 anni, è stato ferito la notte scorsa ad Isola delle Femmine, comune di 7 mila persone in provicia di Palermo. Stava salendo a bordo della sua auto quando è stato raggiunto da un colpo di proiettile alla schiena.
La situazione è apparsa grave fin da subito: l’uomo, trasportato all’ospedale Cervello di Palermo, è stato sottoposto ad un intervento chirurgico d’urgenza e si trova ora ricoverato nel reparto di Rianimazione.
Sulla vicenda, scrive scrive Live Sicilia, stanno indagando i carabinieri di Carini, che stanno valutando tutte le possibili ipotesi e cercando di ricostruire gli ultimi spostamenti di Toia, titolare della concessionaria automobilistica Isolauto.
Sparatoria in strada a Roma, poco dopo le 8 di stamattina, di fronte all’ufficio postale di via Giuseppe Marcotti, in zona Pietralata. Due banditi armati, travestiti da netturbini dell’AMA, hanno tentato di assaltare un portavalori, senza successo.
I due hanno atteso l’arrivo del blindato ed hanno tentato il colpo sparando contro le guardie giurate. I militari hanno risposto al fuoco riuscendo a colpire alla gamba uno dei due malviventi e facendo scappare il complice.
Mentre il ferito è stato trasportato all’ospedale Sandro Pertini, gli agenti si sono messi sulle tracce del complice. Al momento una persona corrispondente alla descrizione del bandito è stata fermata nei pressi della stazione Tiburtina. Gli accertamenti delle autorità sono ancora in corso.
Via | Il Messaggero

Ha ucciso la sua ex convivente a colpi di pistola, poi con la stessa arma regolarmente detenuta si è tolto la vita. È la ricostruzione dell’omicidio-suicidio avvenuto questa mattina intorno alle 9 a Paternò, comune di quasi 50mila abitanti alle porte di Catania.
Salvatore Paternò, di 46 anni, avrebbe assassinato in strada Enza Maria Anicito, 42, prima di suicidarsi nei pressi della chiesa di San Biagio. Tra i due, dopo la separazione, i litigi erano frequenti secondo i primi accertamenti degli investigatori. Fino al tragico epilogo di oggi.
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Si può considerare risolto il giallo dell’omicidio di Cristian Gottardi, il 38enne di Rovereto (Trento) ucciso domenica nella sua abitazione con almeno sette coltellate all’addome. Il killer, Carmelo Monforte, è stato fermato martedì ed ha fornito una piena confessione.
Il movente sarebbe da ricercare in una proposta di natura sessuale che la vittima avrebbe fatto a Monforte, 43 anni, conosciuto venerdì alla stazione di Trento ed incontrato nuovamente domenica, verso l’ora di pranzo.
I due, lo ha confermato l’assassino, si sono dati appuntamento presso l’abitazione di Gottardi, hanno ordinato una pizza a domicilio e chiacchierato un po’. Poi Gottardi avrebbe tentato un approccio sessuale, facendo scattare la furia omicida di Monforte.
Il killer, dopo essersi dato alla fuga, è stato rintracciato dalla Polfer mentre cercava di raggiungere Milano. Ora si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario.
Via | La Voce del Nord-Est
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I carabinieri hanno arrestato stamattina venti presunti affiliati al clan Belforte, con base a Marcianise (Caserta) e attivo nei comuni limitrofi. Le misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Napoli sono state richieste dalla Dda partenopea per le accuse di estorsione, violazione della legge sulle armi e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tutti reati aggravati dal metodo mafioso.
Nell’operazione contro il clan di camorra sono state impegnate anche le Fiamme Gialle che hanno eseguito un sequestro preventivo di beni per oltre un milione di euro tra terreni, fabbricati, attività commerciali e rapporti bancari.
Dall’attività di indagine sarebbe emersa la gestione monopolistica del traffico di cocaina da parte del clan Belforte nel comprensorio di Caserta. Secondo gli investigatori ciascuno dei referenti dell’organizzazione sul territorio versava al clan 50mila euro mensili sui ricavi dello spaccio.
Continua a leggere: Camorra, blitz contro il clan Belforte: 20 arresti

Sono attesi tra la fine di giugno e i primi di luglio i risultati degli esami che gli esperti della polizia scientifica stanno effettuando sulle ossa rinvenute nell’ossario della basilica romana di Sant’Apollinare dopo la riapertura della tomba di Enrico “Renatino” De Pedis, lo storico capo della banda della Magliana che, si ipotizza, possa esser stato coinvolto nella sparizione di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana di 15 anni di cui si sono perse le tracce il 22 giugno del 1983.
La tomba del boss, ne parlavamo giorni fa, è stata riaperta lunedì: all’interno, come era facile immaginare, c’era il corpo di De Pedis in buono stato di conservazione. La sua identità è stata subito accertata e nel corso dei prossimi giorni la salma dovrebbe essere cremata o sepolta al Verano, nella tomba della famiglia della vedova Carla Di Giovanni.
Accantonato questo punto, ora ci si sta concentrando sulle duecento cassette piene di ossa recuperate nei sotterranei della basilica, ossa in parte risalenti all’epoca pre-napoleonica. Il lavoro degli esperti consisterà dapprima nella separazione delle ossa antiche da quelle più recenti, poi si potrà procedere all’identificazione delle ossa appartenenti a donne e infine a quelle compatibili con la struttura di una 15enne.
Continua a leggere: Emanuela Orlandi: a luglio i risultati degli esami trovati a Sant'Apollinare

Quattordici persone sono state arrestate nella mattinata di oggi nell’agrigentino con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento delle prostituzione di ragazze romene, sia maggiorenni che minorenni, secondo le indagini.
Gli arrestati, 8 in carcere e 6 ai domiciliari, avrebbero anche costretto una giovane all’aborto e organizzato esibizioni pornografiche di minorenni. Un night club a Marina di Licata è stato sequestrato. Un’organizzazione senza scrupoli che ora dovrà difendersi dall’accusa di aver gestito un vero e proprio racket della prostituzione.
Le misure cautelari sono state emesse dal gip di Agrigento su richiesta della procura della Repubblica che ha coordinato le indagini.
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E’ ufficiale: Franco Bertola, agricoltore di 63 anni trovato morto lunedì mattina nel suo capanno degli attrezzi ad Adro, Brescia, è stato ucciso. In un primo momento si era pensato ad un tragico incidente, ma le analisi degli inquirenti hanno fugato ogni dubbio.
Bertola sarebbe stato ucciso con una roncola, colpito con violenza alla gola e alla nuca. Poi, secondo una prima ipotesi, il killer avrebbe infierito sul corpo con una motosega, mozzando un avambraccio forse nel tentativo di depistare le indagini ed inscenare un incidente sul lavoro.
La Procura ha già aperto un fascicolo contro ignoti, mentre gli inquirenti scavano nella vita dell’uomo alla ricerca di contrasti che potrebbero esser sfociati nell’omicidio: da ieri sono già state interrogate quindici persone - tra amici, parenti e conoscenti - e il podere di via Valli è stato posto sotto sequestro per permettere i nuovi sopralluoghi.
L’autopsia sul cadavere di Bertola è in programma per oggi.
Via | Brescia Oggi
Foto | Il Giorno

Truffa aggravata, contraffazione di sigilli, falso ideologico e materiale, distruzione di atti. Con queste accuse sono stati arrestati stamattina a Napoli 56 presunti falsi invalidi. Per due si sono aperte le porte del carcere, a tutti gli altri il gip del tribunale partenopeo ha concesso i domiciliari.
Questa è solo l’ultima tranche di un’inchiesta sulle pensioni di invalidità, comprensive d’indennità d’accompagnamento, percepite grazie alla presentazione di falsa documentazione.
Un’indagine che ha preso le mosse nel 2009 e che finora ha portato all’arresto di 287 persone e al sequestro di beni per oltre 10 milioni di euro. Contestualmente agli arresti nell’operazione di oggi la Guardia di Finanza ha apposto i sigilli a beni, mobili e immobili, per 2 milioni di euro.
Gli inquirenti, come già in passato, valutano l’ipotesi che le false pensioni di invalidità intascate possano essere un canale di approvvigionamento economico a favore di soggetti legati a clan di camorra.
Foto | ©TMNews