Pochi giorni fa vi abbiamo parlato di Theodore A. Sypnier, il pedofilo di 100 anni tornato dietro le sbarre per essersi rifiutato di partecipare ad una serie di incontri per molestatori sessuali, al fine di prendere coscienza della brutalità della azioni da lui compiute.
Ora Sypnier sta per essere rilasciato perchè, secondo la Mental Health Commission, non rappresenta un pericolo per la comunità. A dichiararlo è stato il portavoce Michael F. Hogan.
Visti i costi da sostenere per continuare a tenere Sypnier dietro le sbarre e vista la sua età, Hogan ritiene che sia meglio rilasciarlo: il rischio che torni a colpire è ormai davvero basso.
Se il rischio di recidiva si trova nel range di un terzo (su tre detenuti, uno solo tornerà a colpire) preferiamo passare la decisione al Procuratore Generale. Tenere in carcere una persona costa circa 200mila dollari l’anno e, pur restando sulla soglia di un terzo, spenderemo 600mila dollari l’anno per tenere dentro tre persone di cui solo una tornerà a colpire. Gli altri due no.

Omicidio colposo: è questa l’accusa formulata dalla procura di Los Angeles nei confronti di Conrad Murray, il cardiologo personale di Michael Jackson, che lo scorso 25 giugno gli somministrò una dose eccessiva di Propofol, un anestetico tra i più usati nelle sale operatorie, provocandone l’arresto cardiaco.
Murray era stato assunto da Michael Jackson proprio in vista del tour This Is It, la serie di concerti che avrebbero segnato il suo addio alle scene. Il cardiologo aveva chiuso i suoi studi medici - quello di Houston e di Las Vegas - per potersi concentrare giorno e notte su Jackson.
Quello che è accaduto quel 25 giugno è noto a tutti. Le indagini hanno evidenziato che l’arresto cardiaco fu provocato da una dose eccessiva del farmaco. L’avrebbe fatto, stando a quanto si legge nell’atto di incriminazione, “illegalmente e senza malizia“.
Lui si è dichiarato “non colpevole” e ora rischia fino a quattro anni di carcere.
Via | WXYZ

Vi abbiamo più volte parlato delle modalità con cui i cartelli della droga messicani - e non solo - eliminano i loro nemici: li sciolgono nell’acido, cancellando così ogni traccia dei corpi.
Se ben ricordate nel gennaio scorso uno dei sicari addetti a questa pratica era stato arrestato a Ensenada, vicino Tijuana: Santiago Meza Lopez, 45 anni, detto anche “el Pozolero”, colui che prepara lo stufato, aveva confessato di aver ucciso e sciolto nell’acido almeno 300 persone soltanto nell’ultimo anno.
Ma dove vengono praticati questi brutali omicidi? A quanto pare non c’è bisogno di un posto particolarmente appartato. E’ quello che hanno rivelato le autorità messicane, che pochi giorni fa hanno scoperto, durante un normale controllo di routine, uno di questi siti.
In una zona popolata a circa 200 miglia a sud di Monterrey, terza città più grande del Messico, i militari hanno rinvenuto quattro barili da 200 litri contenenti acido e resti umani non ancora dissolti.

Se avete letto il nostro speciale sulla trattativa Stato - Mafia sapete che Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, non è nuovo a dichiarazioni shock in questo senso.
Oggi, nel corso del processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu - etrambi sono accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra - Ciancimo ha lanciato l’ultima bomba: Forza Italia è nata per volere di Bernando Provenzano, e quindi di Cosa Nostra.
Massimo, interrogato dai magistrati nel corso del processo, ha raccontato di un “pizzino” spedito dal Boss dei Boss “Binnu u tratturi” Provenzano a Silvio Berlusconi. A fare da tramite Marcello dell’Utri.
Intendo portare il mio contributo - si legge nel pizzino - che non sara’ di poco conto perche’ questo triste evento non si verifichi (si allude all’intimidazione ndr). Sono convinto che Berlusconi potra’ mettere a disposizione le sue reti televisive

Il waterboarding, forse lo sapete già, è una forma di tortura che consiste nell’immobilizzazione del soggetto (i piedi si devono trovare più in alto della testa) e nel versargli dell’acqua in faccia, in modo da provocare una situazione di annegamento.
E’ stata definita una “tecnica di interrogatorio professionale“, ma è stata anche accertata la sua pericolosità: può causare danni polmonari, neurologico e, in caso di uso prolungato, anche alla morte.
Tutto questo per introdurre la vicenda di un soldato americano che ha usato questa forma di tortura su sua figlia, di appena 4 anni, perché non era in grado di recitare l’alfabeto.
Lui si chiama Joshua Tabor, ha 27 anni ed è stato egli stesso ad ammettere tutto: ha detto di essere arrabbiato e di aver scelto il waterboarding proprio perchè sua figlia era terrorizzata dall’acqua.

Sono stati arrestati questa notte i due pregiudicati ritenuti responsabili dell’omicidio della tabaccaia edicolante 80enne Gaetana Spinosa, rapinata, uccisa e bruciata ieri a Nocera Inferiore, in provincia di Salerno.
La rapina è avvenuta nella tarda mattinata di ieri: i due pregiudicati sono entati nel locale, hanno rubato 500 euro e qualche stecca di sigarette, ucciso la donna e dato fuoco al tutto.
Si legge su Il Giornale:
solo l’intervento dei vigili del fuoco ha impedito che le fiamme distruggessero tutto. Il cadavere della donna, riverso sul pavimento, presentava una vasta ferita alla testa ed ustioni sul volto. Nel locale è stata trovata una bottiglia con liquido infiammabile.
Continua a leggere: Salerno: fermati i presunti assassini della tabaccaia Gaetana Spinosa
Il New York Post non ci va leggero, e lo chiama “demonic sicko“, qualcosa come “satanista psicopatico”, e non è che abbiano tutti i torti: Daniel Ignacio ha infatti appiccato un incendio, in quel di Brooklyn, che è costato la vita a cinque persone. Spiegazione? “E’ stato Satana a chiedermi di farlo”. Tutto chiaro… vediamo come sono andate le cose.
Sempre al Post, Ignacio ha spiegato che quella notte meditava il suicidio dopo un paio di bottiglie di vodka: poi ci avrebbe ripensato, e dopo essersi affacciato al balcone, avrebbe lanciato una sigaretta accesa su una pila di tappeti, per sbaglio. Balle, perché questo è quanto racconta al giornale: secondo la polizia, ha deliberatamente intriso un rotolo di carta igienica in solvente per vernici, per poi buttarlo giù dalla tromba delle scale.
In mezzo a tutto questo, la confusione dei giorni immediatamente successivi alla tragedia, quando Ignacio veniva osannato come un eroe per aver portato in salvo una bambina del palazzo in fiamme. Peccato che a quanto pare, le avesse appiccate lui, almeno a quanto si vede in un video di una telecamera di sorveglianza. Ora si trova al Bellevue Hospital Prison Ward.
Via | New York Post
Ben nove smash and grab, che suona più o meno come “rompi e prendi“, sono stati registrati nello stato della Louisiana nelle ultime settimane.
Il primo risale al 24 dicembre a Carlyss e, sempre nello stesso negozio, il 21 gennaio. Tre giorni dopo è toccato al The Store di Sulphur, rapinato con le stesse modalità anche il 4 febbraio.
Stessa tecnica usata anche a Moss Bluff e Westlake il 26 gennaio, mentre il 30 dello stesso mese è stato rapinato un negozio a Lake Charles, quattro giorni dopo invece un altro colpo è stato messo a segno al Fisherman’s Wharf.
Continua a leggere: Video: smash & grab in Louisiana, nove colpi in poche settimane

Continua a salire la conta dei morti delle drug war messicane: protagonisti sono ancora una volta i Los Zetas, gruppo paramilitare che collabora col cartello del Golfo, ma opera anche in maniera indipendente.
Nella notte tra venerdì e sabato due persone sono morte e tre sono rimaste ferite in uno scontro a fuoco avvenuto nello stato settentrionale del Nuevo Leon.
Il ministero della difesa nazionale ha reso noti alcuni dettagli: lo scontro è avvenuto tra uomini dell’esercito e membri dei Los Zetas. In questo caso le autorità hanno avuto la meglio: due membri del gruppo paramilitare sono stati uccisi ed altri tre sono stati feriti.
Sei persone sono finite in manette e diverse armi sono state sequestrate: sei fucili, due bombe a mano, quattro veicoli e 725 cartucce di vari calibri.
Via | El Mundo

E’ giallo sulla scomparsa della 36enne Lea Garofalo, ex collaboratrice di giustizia di cui non si hanno più notizie da circa due mesi. La donna in passato aveva fornito informzioni utili sulle cosche della ‘ndrangheta di Petilia Policastro, in provincia di Crotone.
La donna aveva anche rivelato particolari sull’omicidio di suo fratello, ucciso in un agguato nel 2005, e su quello di Antonio Comberiati, fatto fuori nel 1995.
Dopo che aveva deciso di collaborare con la giustizia, era già stata vittima di un tentativo di sequestro ed omicidio. Era lo scorso maggio e il mandante è risultato essere il 37enne Massimo Sabatino, che al momento si trova in carcere per altri motivi.
Lea aveva chiuso col suo passato nel 2008, quando si era trasferita a Campobasso insieme alla figlia. Ma la ‘ndrangheta - è questo il timore degli inquirenti - potrebbe averla trovata di nuovo e questa volta potrebbe essere successo il peggio.